CAIREPRO: Tre risposte alla pandemia

maggio 04 2020 0Comment

Durante la nostra storia, abbiamo investito molto tempo nella ricerca e nella progettazione di comparti residenziali e servizi per la sanità. Gli eventi degli ultimi mesi hanno sconvolto le abitudini ed il modello dell’interazione tra gli uomini e l’ambiente; noi siamo parte di coloro che disegnano i luoghi di questa interazione, i contenitori e gli spazi di vita, con senso di responsabilità, abbiamo deciso di attivare, in modalità home working, una discussione interna tra i soci e i team di lavoro per lo sviluppo di tre tematiche che potrebbero portare a rapidi miglioramenti:

  1. Formare una nuova figura di progettista con più ampie e approfondite conoscenze nel campo sanitario, ovvero un “progettista-medico”. Va superata quella scuola tutta italiana anni ‘60/70 del “tecnico-progettista di ospedali”, concentrato unicamente su layout e quadri esigenziali e poco sensibile alle dinamiche UMANE dell’ambito sanitario. Far si che si dialoghi di più con le équipes dei dottori, infermieri e degli specialisti sul campo. Con nuove competenze ed una proiezione più etica e sociale il progettista riguadagna in questi tempi difficili una centralità perduta: l’architetto torna a quella figura di stampo umanistico e rinascimentale capace di “dare vita ad ambienti regolati da leggi immediatamente percepibili e facilmente misurabili dall’osservatore” (Zevi).
  2. Ripensare le strutture che hanno mostrato fragilità e inefficienza, quali le RSA, i Centri Disabili e le Case di Riposo, diventando i luoghi del contagio e della morte. Questi modelli vanno ripensati in un’ottica di salvaguardia della salute e umanizzazione dei rapporti fra degenti, operatori e parenti: minor numero di degenti, più spazi comuni protetti, maggiore filtrazione degli ingressi del pubblico, maggiore protezione del personale, insediamento di una cellula di soccorso e terapia intensiva, attivabile quando necessario, in ogni struttura.
  3. Mettere la “tecnologia buona” al servizio delle persone e delle cure. La tecnologia delle comunicazioni ha avuto un ruolo fondamentale, permettendo quel “contatto continuo” tra dentro e fuori che genera benefici e fa superare l’isolamento. Così le dotazioni tecnologiche avanzate (ausili respiratori, allestimenti di terapie intensive, ecc..) hanno permesso di curare malati e salvare vite anche in luoghi non strettamente ospedalieri. Entrambe queste tecnologie devono entrare a far parte dei nuovi modelli delle strutture del punto precedente.

Queste tematiche sono state espresse durante l’intervista in diretta su Rai News 24 rilasciata a Laura Tangherlini il 28/04/2020

 

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