Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti

Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti
Museo d'arte contemporanea - Collezione Maramotti

Da stabilimento produttivo a spazio espositivo

L’edificio che oggi ospita la Collezione Maramotti nasce come stabilimento industriale progettato dagli architetti Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani, soci fondatori di CAIREPRO. Il progetto originario si distingueva per un’impostazione innovativa per l’epoca, basata sulla valorizzazione della ventilazione e dell’illuminazione naturali e sulla collocazione degli elementi di servizio all’esterno del corpo centrale, così da garantire uno spazio interno ampio, flessibile e facilmente riconfigurabile.

Con il trasferimento delle attività produttive di Max Mara nella nuova sede, la famiglia Maramotti ha avviato la trasformazione del complesso in uno spazio espositivo destinato ad accogliere la collezione d’arte contemporanea del fondatore Achille Maramotti. Nell’ambito di questo intervento sono stati curati il progetto definitivo architettonico, strutturale e la direzione lavori.

Il progetto di riconversione architettonica

Il progetto architettonico di riconversione, curato dall’architetto Andrew Hapgood, ha scelto di preservare l’impianto originario dell’edificio per mantenere il carattere post-industriale del complesso. Gli interventi si sono concentrati su modifiche mirate capaci di adattare gli spazi alla nuova funzione museale senza alterarne l’identità architettonica.

Tra le principali trasformazioni vi è la ridefinizione del sistema di accesso, con un nuovo ingresso che attraversa l’edificio e conduce al cuore della galleria. All’interno del grande spazio espositivo sono stati inseriti due nuovi volumi che consentono alla luce naturale di penetrare fino al centro del piano terreno, migliorando la qualità percettiva degli ambienti.

Il progetto ha interessato anche le aree esterne, con la realizzazione di un parco pensato in continuità con il carattere post-industriale del complesso. 

Foto: Bruno Cattani, Cesare Di Liborio, Carlo Vannini

Categories Musei e Spazi espositivi
City Reggio Emilia
Nation Italia
Status Completato
Year 2006
Client Max Mara Fashion Group
Project Partners Arch. Andrew Hapgood

In breve

  • Recupero e trasformazione dell’ex stabilimento Max Mara in museo d’arte contemporanea.
  • Intervento di conversione che mantiene il carattere post-industriale dell’edificio e ridefinisce gli spazi espositivi attraverso interventi mirati.
  • Ridefinizione degli accessi, nuovi volumi interni e sistemazione paesaggistica delle aree esterne.

Expertise

Categories Musei e Spazi espositivi
City Reggio Emilia
Nation Italia
Status Completato
Year 2006
Client Max Mara Fashion Group
Project Partners Arch. Andrew Hapgood

Da stabilimento produttivo a spazio espositivo

L’edificio che oggi ospita la Collezione Maramotti nasce come stabilimento industriale progettato dagli architetti Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani, soci fondatori di CAIREPRO. Il progetto originario si distingueva per un’impostazione innovativa per l’epoca, basata sulla valorizzazione della ventilazione e dell’illuminazione naturali e sulla collocazione degli elementi di servizio all’esterno del corpo centrale, così da garantire uno spazio interno ampio, flessibile e facilmente riconfigurabile.

Con il trasferimento delle attività produttive di Max Mara nella nuova sede, la famiglia Maramotti ha avviato la trasformazione del complesso in uno spazio espositivo destinato ad accogliere la collezione d’arte contemporanea del fondatore Achille Maramotti. Nell’ambito di questo intervento sono stati curati il progetto definitivo architettonico, strutturale e la direzione lavori.

Il progetto di riconversione architettonica

Il progetto architettonico di riconversione, curato dall’architetto Andrew Hapgood, ha scelto di preservare l’impianto originario dell’edificio per mantenere il carattere post-industriale del complesso. Gli interventi si sono concentrati su modifiche mirate capaci di adattare gli spazi alla nuova funzione museale senza alterarne l’identità architettonica.

Tra le principali trasformazioni vi è la ridefinizione del sistema di accesso, con un nuovo ingresso che attraversa l’edificio e conduce al cuore della galleria. All’interno del grande spazio espositivo sono stati inseriti due nuovi volumi che consentono alla luce naturale di penetrare fino al centro del piano terreno, migliorando la qualità percettiva degli ambienti.

Il progetto ha interessato anche le aree esterne, con la realizzazione di un parco pensato in continuità con il carattere post-industriale del complesso. 

Foto: Bruno Cattani, Cesare Di Liborio, Carlo Vannini

In breve

  • Recupero e trasformazione dell’ex stabilimento Max Mara in museo d’arte contemporanea.
  • Intervento di conversione che mantiene il carattere post-industriale dell’edificio e ridefinisce gli spazi espositivi attraverso interventi mirati.
  • Ridefinizione degli accessi, nuovi volumi interni e sistemazione paesaggistica delle aree esterne.

Expertise